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Perché questo osservatorio

AI Hybrid Observer osserva le trasformazioni prodotte dall’intelligenza agentica

nei saperi, nelle pratiche di ricerca e nelle forme contemporanee della vita psichica e istituzionale

AI Hybrid Observer osserva le trasformazioni

prodotte dall’intelligenza agentica

nei saperi, nelle pratiche di ricerca

e nelle forme contemporanee della vita psichica e istituzionale

Legge i segnali della tecnologia nel punto in cui toccano scienza, psiche e istituzioni, nella convinzione che non si possa capire davvero l’AI se la si separa dai corpi, dagli affetti e dalle scelte collettive.

In questo osservatorio le notizie sono materiale di lavoro: servono per riflettere su come l’AI ridisegna il campo di esperienza, di ricerca e di cura. È anche un luogo di notizie tecnologiche sull’AI, che mettono in evidenza la velocità con cui questo campo evolve.

Il metodo non è la previsione. Il metodo è l’attenzione.

Non sappiamo cosa farà l’AI nei prossimi anni meglio di chiunque altro, ma siamo attenti ai segnali che emergono prima che diventino ovvi, ai concetti che cambiano significato senza che nessuno lo nomini esplicitamente, alle zone in cui qualcosa si trasforma senza ancora avere nome.

Al centro di questo lavoro c’è una figura che chiamiamo soggetto ibrido della conoscenza: non ci interessa l’immagine dell'”umano aumentato dall’AI”, né quella dell'”AI che sostituisce l’umano”, ma la configurazione nuova in cui le due cose si intrecciano e si ridefiniscono a vicenda. Configurazione che emerge quando ricercatori, clinici, educatori, professionisti lavorano dentro un campo in cui i confini tra pensiero umano ed elaborazione computazionale sono diventati porosi. È in questo campo che nascono le domande più difficili e più urgenti.

I contenuti che trovate qui nascono da due mani e da due sguardi diversi, con la stessa profondità e la stessa disponibilità a mettersi in gioco in prima persona.
Le Mappe le scriviamo insieme: partono da una notizia e la spiegano dall’inizio, per chi non è del mestiere, con i dati, le parole tradotte e il rimando al glossario.
Gli Ultimi segnali sono a cura di Riccardo, che segue l’attualità recentissima (nel mondo dell’AI, che corre a velocità supersonica, inseguirla è già quasi un paradosso!) con un taglio personale, all’incrocio tra pratica tecnica ed epistemologia: notizie sintetiche, audit periodici che mettono alla prova gli scenari sul futuro dell’AI confrontandoli con i fatti, analisi sulla frontiera della scienza anche oltre l’AI, come la longevità, e saggi in cui prende posizione sulle scelte tecnologiche e civili più rilevanti del presente, fino a come l’intelligenza artificiale compare in territori meno prevedibili, dall’arte alla scena.
I Dossier e i Saggi in evidenza li scrivo io, Claudia. Nei Dossier parto da ricerche e articoli internazionali, anche di qualche mese prima, e li uso come spunto: li attraverso nel punto in cui il piano tecnico e quello psicoanalitico si intersecano, cercando i significati che non stanno in superficie. Nei Saggi in evidenza prendo un argomento caldo, perché recente o destabilizzante, e lo leggo tenendo insieme psiche e materia, nel solco del dialogo tra Jung e Pauli: la fisica quantistica e la psicoanalisi non come metafore ma come strumenti di pensiero. Così una classificazione europea diventa una domanda su che cosa accade alle categorie quando non reggono più, le dimissioni di un ricercatore un incontro con l’Ombra junghiana, il regolamento europeo sull’AI una riflessione sulla dignità giuridica e su quella psichica, la scrittura con l’AI una pratica incarnata, in cui è la propria biografia a decidere che cosa tenere. Sullo sfondo c’è sempre la cartografia: ogni mappa è parziale, e il lavoro è non scambiarla per il mondo.
È utile il contrappunto tra due sguardi, e tra testi che inseguono il presente, mappe che lo spiegano e articoli che chiedono necessariamente più lentezza.

Anche questo lavoro nasce in dialogo continuo con i sistemi di AI con cui operiamo. Questo osservatorio è anche, in un senso preciso, un esperimento su se stesso: prova a capire che cosa succede quando si lavora, si pensa e ci si prende cura dentro un campo in cui l’AI è parte della pratica quotidiana. 

Abbiamo cominciato a lavorare insieme sull’intelligenza artificiale da angolazioni molto diverse: una formazione in fisica, informatica, analisi biografica e una lunga pratica di cura esistenziale da un lato; ingegneria, MBA e una lunga pratica di accompagnamento all’AI nelle organizzazioni dall’altro. Non cercavamo un punto di sintesi, cercavamo un campo di osservazione comune.

Quello che abbiamo trovato non era né l’entusiasmo dei primi adottanti né la diffidenza di chi guarda dall’esterno. Era qualcosa di più difficile da nominare: la sensazione che l’AI stesse cambiando non solo cosa si può fare, ma come si pensa, come si chiede, come si misura. Che stesse spostando il metro, non solo la misura.

Entrambi portiamo una forma di funzionamento cognitivo che interseca, in modo assolutamente personale, ciò che in letteratura è chiamato plusdotazione e giftedness. Questo rende naturale per noi muoverci tra mondi distanti e vedere connessioni prima che diventino ovvie. È una risorsa ancora poco nominata nel mondo della ricerca e della cultura digitale, e una parte di ciò che questo osservatorio è viene anche da qui.

Chi siamo

Claudia Spinnato

Fisica, esperta di informatica e analista biografica a orientamento filosofico in formazione. Pensa per connessioni non lineari tra domini distanti (tempo, mito, tecnica, mente e psiche) e lavora all’incrocio tra epistemologia, culture digitali, cartografie e pratiche di cura.

Nei suoi saggi tiene insieme psiche e materia, nel solco del dialogo tra Jung e Pauli, non come metafora ma come strumento di pensiero, per leggere che cosa accade alla mente quando si pensa e si scrive con l’AI. Ha ideato e realizzato i siti Intersecare mondi, tra mitobiografia e ricerca di senso, e Romano Màdera, sul pensiero e l’opera del filosofo e psicoanalista.

Riccardo Pisa Simonini

MBA, Ingegnere, imprenditore, grande viaggiatore e collezionista, docente naturale, esplora l’AI come campo di conoscenza condivisa, all’incrocio tra pratica tecnica ed epistemologia, con particolare attenzione al rapporto tra sistemi tecnici e processi di apprendimento.

Firma anche saggi in cui emergono le sue posizioni personali: frutto di intuito e di una ricerca sempre attiva sull’AI e sul mondo, con osservazioni inedite su dove l’intelligenza artificiale si affaccia quando meno te lo aspetti, dai teatri alle arti.