
Mappe | Serie in tre puntate, 2 di 3.
La mappa di chi guadagna e chi perde, se l’AI corresse davvero
Se arriva la singolarità, chi paga il conto?
Mappe, a quattro mani | Ottobre 2026
di Claudia Spinnato e Riccardo Pisa Simonini
Di che cosa si parla. Nello scenario più estremo di Anthropic l’economia americana cresce di un terzo in quattro anni. Ma una tabella, in fondo al rapporto, dice dove finisce quella ricchezza. L’abbiamo trasformata in mappe.
La torta cresce di un terzo.
Chi lavora ne riceve la stessa fetta di prima.
Il resto ha un altro indirizzo.
1. Due territori
Il modello di Anthropic divide chi lavora in due territori. Da una parte i lavoratori della conoscenza: dirigenti, professionisti, commerciali, impiegati d’ufficio, il 62,4% degli occupati americani. Dall’altra tutti gli altri: elettricisti, muratori, chi lavora con le mani, che l’AI non tocca direttamente.
Tra i due territori il confine si attraversa con fatica. In tempi normali, solo circa una persona su sette tra quelle che trovano un nuovo lavoro passa da un territorio all’altro. Un programmatore non diventa elettricista in un mese.
Quello che segue riguarda soprattutto lo scenario estremo, quello dei «44 trilioni» raccontato nel primo articolo di questa serie. È un’ipotesi, non una previsione. Ma è l’ipotesi su cui si è costruito il titolo, ed è giusto guardarla fino in fondo.
2. Chi guadagna, chi perde
Nel 2030 i salari dei lavoratori della conoscenza sono l’11,5% più bassi che in un mondo senza AI, e l’occupazione intellettuale cala di oltre un quinto. Quasi uno su cinque è disoccupato (17,9%). Se si conta anche chi ha perso il posto, la massa complessiva dei loro stipendi scende del 31%.
Nell’altro territorio succede il contrario: il lavoro manuale diventa scarso, e i salari salgono di un terzo. L’esempio del rapporto è l’edilizia: se l’AI accelera progetti e permessi, si aprono più cantieri, e servono più muratori.
Ma la barra più lunga non è quella dei salari di nessuno. È quella del reddito da capitale, cioè di chi possiede macchine, aziende, data center: +81%.
La barra più lunga
non è quella dei salari di nessuno.
È quella di chi possiede.
3. A chi va ogni dollaro
Oggi, di ogni dollaro prodotto negli Stati Uniti, circa 60 centesimi vanno a chi lavora e 40 al capitale. Questa proporzione si chiama quota del lavoro, ed è una delle grandezze più lente dell’economia: si muove di pochi punti in decenni.
Nello scenario estremo, nel 2030, la proporzione si capovolge: 45 centesimi al lavoro, 55 al capitale. Gli autori lo riassumono con un calcolo semplice: il PIL cresce di un terzo, la quota del lavoro scende di un quarto, e il risultato è che il reddito complessivo da lavoro resta quasi identico a quello di un mondo senza AI. Tutto l’aumento va al capitale.
E non serve arrivare all’estremo. Anche nello scenario sostanziale la quota del lavoro perde quattro punti in quattro anni: quasi quanto aveva perso, negli Stati Uniti, nei quarant’anni dopo il 1980.
4. O il lavoro, o la paga
Il rapporto prova anche a cambiare un’ipotesi: quanto sono rigidi i salari, cioè quanto lentamente le paghe si adeguano quando il lavoro scarseggia.
Il risultato è una curva da cui non si esce, ci si può solo spostare lungo di essa. Se i salari sono molto rigidi, le paghe di chi lavora restano quasi intatte, ma i disoccupati tra i lavoratori della conoscenza arrivano al 24%. Se i salari sono del tutto flessibili, quasi nessuno perde il posto (2,6%), ma le paghe crollano di oltre il 42%.
Gli autori lo dicono senza giri di parole: gli effetti si sentono o sui salari o sulla disoccupazione. Il conto può cambiare forma. Non sparisce.
5. Il conto che nessuno ha mai pagato
In teoria i guadagni basterebbero a compensare le perdite. Il rapporto calcola che un trasferimento di circa il 9% del PIL, quanto la previdenza sociale e la sanità pubblica per gli anziani americani messe insieme, lascerebbe i lavoratori della conoscenza dove sarebbero stati, e tutti gli altri comunque più ricchi di oltre il 20%.
Ma gli autori stessi ricordano che trasferimenti di questa portata, in risposta a un cambiamento tecnologico, non hanno precedenti. E che quando la concorrenza delle importazioni cinesi svuotò intere regioni industriali americane, la compensazione per lo più non arrivò da sola.
Poi il rapporto si ferma. Quali istituzioni potrebbero rendere condivisa questa prosperità, scrivono, è una domanda che sta fuori dal loro modello.
Una domanda che resta aperta
Una mappa onesta mostra anche i suoi bordi. Questa li dichiara: oltre il bordo ci sono le istituzioni, la politica, le scelte su chi paga. Cioè proprio il punto in cui la mappa smette di descrivere e comincia a decidere.
E c’è un dato, nello stesso rapporto, che riguarda chi la mappa la legge. Quando agli americani si chiede quanto lavoro potrà fare l’AI, rispondono in modo molto diverso se si parla del lavoro in generale o del proprio. È il terzo articolo di questa serie, La singolarità e il lavoro degli altri.
Nota di trasparenza. Questa serie è stata scritta a quattro mani con Claude Opus 5.5, un modello di Anthropic, l’azienda che ha prodotto il rapporto di cui parliamo. Tutti i numeri vengono dalle tabelle 3 e 6 del rapporto tecnico e sono stati verificati sul testo originale.
Fonti principali
- Korinek, Jones, Sacher, Cotter, McCrory, Economic Scenarios for Transformative AI, Anthropic Institute (settembre 2026), tabelle 3 e 6, sezioni 4.3 e 4.6
- Anthropic, Scenarios for our Economic Future (settembre 2026)
- Autor, Dorn, Hanson, The China Syndrome, American Economic Review (2013)
- Karabarbounis, Neiman, The Global Decline of the Labor Share, Quarterly Journal of Economics (2014)
Mappa aggiornata al 21 ottobre 2026.
Grafici e immagine di copertina: AI Hybrid Observer, su dati Anthropic Institute.









